Storia di vino e amore.

1967

Avevo 6 anni ero in vacanza nel mio paese natale (Giovinazzo) con i miei nonni materni. Ricordo tre cose…mio nonno che mi portava al mare in un posto denominato le tre colonne , nel limite esterno di accesso al porticciolo   del paese, che indossava un abito a doppio petto elegante. Ve lo immaginate al mare vestito cosi?

Il profumo inconfondibile, al ritorno a casa dalla nonna Gina, delle fave cotte nel “Pignatello”. E il pranzo con loro.

 

 

 

Alle dodici in punto il nonno voleva mangiare, i piatti dovevano essere in tavola, era molto esigente da questo punto di vista! Mentre la nonna ci serviva, il nonno versava il vino, rosso rubino, così denso che una volta bevuto lasciava sul vetro un colore violaceo, un ricordo indelebile. Alla nonna lo serviva con l`acqua, a me lo faceva solo annusare. Ho anche un, seppur vago, ricordo di tutte le cose che mi diceva sul vino e le storie legate a questo durante la prima guerra mondiale sul fronte Austriaco “nelle fredde trincee”.

Qualche volta me lo faceva assaggiare, lo mesceva in un piccolo bicchiere che la nonna puntualmente si alzava a prendere seguendo le indicazioni del Maresciallo, quello era il nonno Gabriele. Assaggiavo quel nettare scuro e pungente. Ricordo che non mi sembrava molto gradevole ma a fine pasto il nonno tagliava una pesca e la immergeva nel suo bicchiere con il vino rimasto, la faceva macerare per qualche minuto e poi con gusto la mangiava, era il suo inconfondibile fine pasto! Anch’io qualche volta lo assaggiavo ed era apprezzabile per me a quella età, poi con gli anni si cambia, ma il nonno no. Ricordo che fino al suo ultimo pasto ha bevuto il vino rosso e vi ha immerso la pesca o un altro frutto di stagione.

Io, invece, durante il periodo adolescenziale, con gli amici ho bevuto solo birra, di tutti i tipi. Ma poi a venticinque anni ho scoperto nuovamente il vino. A causa del mio lavoro ho cominciato a viaggiare in tutte le regioni d`Italia. Mangiavo prevalentemente in trattorie, osterie e ristoranti a conduzione familiare. Quando richiedevo i piatti del posto il ristoratore, puntualmente, mi proponeva il vino locale e così in quelli anni ho cominciato ad innamorarmi del vino regionale.  Con i piatti leggeri o di pesce il bianco, con i piatti forti o di carni il rosso, con la pizza, il salmone e qualche tipo di pasta il rosato. Col tempo arrivai a conoscere un’ infinità di vini regionali che mai avrei pensato esistessero.

Nel 1999 durante un viaggio in auto in Belgio mi recai con degli amici del posto in un supermercato dopo il confine belga, in Francia. Comprai circa otto/dieci casse di vini Francesi che portai a Giovinazzo nella mia cantina privata, tutta in pietra, a palazzo Morola, che all’epoca era di proprietà della mia famiglia. Assaggiando i vini Francesi compresi altre differenze e fu così che nacque l` idea di viaggiare per scoprire altri vini. Organizzai un viaggio in Spagna, nella regione dell’Andalusia e cominciai a conoscere anche i vini spagnoli. Volevo saperne di più e mi iscrissi a un corso dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier), dove scoprii un altro mondo e l’amore per il vino è diventato un sodalizio.

Qualche anno dopo, mi trovavo in Polonia per un lavoro di consulenza aziendale e vedendo la grossa carenza di vini internazionali e in particolare di quelli italiani aprii una società di import -export di vini e prodotti agroalimentari. Sempre in Polonia, successivamente, aprii negozi specializzati, vinoteche con degustazioni di vino e cibo, club di vino ecc.

Ho venduto più di ottocento etichette di vino italiano in tutta Europa.

Da qui l’idea di creare una selezione di vini regionali e internazionali per dare una mia impronta al mercato del vino. Ed ecco l’idea del marchio “Leone” in onore del nonno Gabriele Leone che mi ha fatto conoscere per la prima volta il vino.

Dedico il successo di questa etichetta alla mia mamma e a mio papà Giuseppina Leone e Italo Ciccarelli,  e alle mie zie Leone Chiara e Maria e i loro mariti che mi hanno aiutato a crescere con amore.

Molti altri dovrei citare della mia famiglia, come i miei figli che non dandomi nessun motivo di preoccupazione mi hanno fatto crescere più velocemente a livello professionale.

Un ringraziamento speciale alla mia compagna di vita Wendys la quale mi segue sempre e ovunque nei miei molteplici progetti e viaggi.

Devo ringraziare anche per la mia crescita in questo bellissimo settore del Made in Italy, Enzo Scivetti, Mimmo Arceri, la Stefano Farina vini, il gruppo de Padova, Intercooper di Benevento, Libero Rillo, Patrizia Leonardi, Domenico Pulcino, Gianni de Carlo, Salvatore Falato e il club KKW delle donne del vino in Polonia. Con questo club ogni anno organizziamo insieme un viaggio per conoscere sempre nuovi vini.

Spero di non aver dimenticato nessuno e ringrazio anche tutte le aziende che stanno collaborando con me a questo progetto.